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Il Dipartimento dei Vigili del fuoco ha emanato una circolare di chiarimento in merito al decreto del Ministro dell'interno 15 settembre 2022 che ha prorogato al 25 settembre 2023 le disposizioni previste all'art. 4 del decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021 relative alla qualificazione dei manutentori.
La disposizione conferma la vigenza delle altre disposizioni stabilite dal D.M. 1° settembre 2021 e, in particolare, dall’articolo 3 “Controlli e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio.
Pertanto dal 25 settembre 2022 si dovrà far riferimento ai criteri generali per manutenzione, controllo periodico e sorveglianza di impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio stabiliti nell’Allegato I al decreto 1° settembre 2021 e dovrà essere predisposto, a cura del datore di lavoro, il previsto registro dei controlli.

 

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Il D.M. 3 settembre 2021, comunemente denominato «Decreto minicodice», abroga definitivamente il D.M. 10 marzo 1998 a decorrere dal 29 ottobre 2022.
Il decreto individua un quadro completo di regole tecniche applicabili ai luoghi di lavoro, i quali, in estrema sintesi, sono tutti quelli definiti dal D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 ad esclusione dei cantieri.
Inoltre, esso comprende tutte le casistiche che si possono presentare. Infatti, l'articolo 3 del decreto delinea i criteri di progettazione da applicare prevedendo quattro casi per i quali si applicano le specifiche regole tecniche verticali di prevenzione incendi, oppure il «minicodice», oppure il codice di prevenzione incendi.
In particolare, il campo di applicazione nell'allegato I (il vero minicodice) tratta i «luoghi di lavoro a basso rischio d’incendio», definiti (punto 1, comma 2 dell'allegato) come quelli ubicati in attività non soggette ai controlli di prevenzione incendi, non dotate di specifica regola tecnica verticale e aventi tutti una serie di requisiti aggiuntivi (affollamento fino a 100 occupanti, superficie fino a 1000 mq, piani situati tra -5 e 24 metri, carico d’incendio specifico di progetto fino a 900 MJ/mq, sostanze pericolose trascurabili e assenza di lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio.

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Come reagisce un determinato materiale al fuoco?

Questa è la domanda che il professionista antincendio si pone per poter eseguire una corretta valutazione del rischio considerando sia l’edificio che il contenuto di un’attività soggetta e ormai anche non soggetta.

Le novità introdotte dal DM 14.10.2022 in modifica al DM 26.06.1984, al DM 10.03.2005 e al DM 3.08.2015 hanno voluto imporre non solo un linguaggio europeo comune ma anche sottolineare l’importanza della scelta dei materiali omologati o certificati.

Tale caratteristica dei materiali spesso si rileva fondamentale in caso di incendio, la stessa spesso trascurata e tralasciata soprattutto in fase di asseverazione per rinnovo periodico.

Una delle novità introdotte con l’articolo 10 che lascia spazio a diverse considerazioni è la modifica all’articolo 4 del DM 10.03.2005 specificando che

“per i prodotti da costruzione omologati in classe italiana non è consentita l’installazione sull’involucro esterno delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi”:

questo implica non solo una determinata scelta di fornitura di materiali per una nuova attività ma anche una particolare attenzione in relazione alla RTV V13 (DM 29.03.2022) relativa alle chiusure d’ambito degli edifici civili con marchiatura e/o certificazione CE.

Tutto ciò appena descritto per nuove attività presupponendo il caso di costruzione di un nuovo edificio, ma come spesso accade, se ci si riferisce ad edifici esistenti con attività in esercizio privi di SCIA quale potrebbe essere lo scenario di adeguamento di questi edifici esistenti?

Specifichiamo che questo interrogativo va escluso dalle attività sottosoglia che per adeguarsi secondo il DM 3.9.2021 non includono le prime due strategie del codice ovvero Reazione e Resistenza al fuoco.

Altro punto fondamentale sempre in modifica all’articolo 4 del DM 2005 riguarda i materiali già in essere presenti all’interno dell’edificio con classificazione italiana i quali a decorrere dal 27.10.2022 avranno tempistiche assai ristrette:

“è consentita la produzione e l’immissione sul mercato per un periodo non superiore a sei mesi , senza necessità di rinnovo dell’omologazione” ed “è consentita l’installazione entro un periodo non superiore a dodici mesi”.

Tali tempistiche segnano un avvicendamento imminente dei materiali presenti sul mercato uniformandosi ai canoni europei entro fine 2023 secondo la UNI EN 13501-1.

Tale tempistica segnata da una netta volontà in direzione EU è rafforzata inoltre dalle modifiche apportate al DM del 1984 specificando che anche per la classificazione dei materiali ai fini diversi dall’omologazione la procedura e le tempistiche saranno le medesime

“sostituendo alla scheda tecnica, nel caso di materiali in opera di cui alla lettera b), una scheda descrittiva redatta in conformità alle indicazioni fornite dalla Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica, riportante anche le planimetrie dei locali in cui il materiale o prodotto è stato installato”:

una omologazione e una certificazione di materiali marchiata CE in linea con le direttive EU.

Un altro dei diversi punti da sottolineare in modifica al decreto del 1984, lo troviamo subito all’interno dell’articolo 1, da cui viene eliminata la parte che escludeva la valutazione dei rischi derivati dai fumi emessi: attraverso una corretta valutazione del rischio il tema dei fumi caldi è un aspetto da tenere in considerazione durante tutta la durata dell’incendio.

Per quanto riguarda le tabelle S1.6, S1.7, S1.8 della RTO del Dm 3 Agosto 2015 e s.m.i., viene eliminata la colonna “Ita”, contenente la classificazione italiana allineandosi alla normazione europea stabilita dai precedenti articoli, fatta esclusione per i materiali scenografici e d’arredamento contenuti all’interno della tabella S1.5.

Viene spontaneo quindi in conclusione considerare che questo definitivo abbandono della classificazione italiana vuole essere una spinta verso un linguaggio internazionale al fine di agevolare l’introduzione e\o la diffusione di materiali innovativi in apertura a una commercializzazione europea.

 

Arch.Liliana Sartirani

 

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Il D.M. 25 gennaio 2019 ha previsto anche per gli edifici di civile abitazione l’obbligo di predisporre il sistema di «gestione della sicurezza antincendio» in base a livelli di prestazione attribuiti in relazione all’altezza antincendi. Il 30 settembre 2022 è scaduto l'ultimo termine per l'adeguamento degli edifici esistenti.
Gli edifici di civile abitazione esistenti al 6 maggio 2019 (data di entrata in vigore del D.M. 25 gennaio 2019), devono essere adeguati entro il 6 maggio 2021 (due anni dalla data di entrata in vigore del decreto) con l'installazione degli impianti di segnalazione manuale di allarme incendio per gli edifici con altezza antincendio superiore a 54 metri e dei sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza EVAC per gli edifici con altezza antincendio superiore a 80 metri.
Per le restanti disposizioni, il termine per gli adempimenti e adeguamenti antincendio previsti per il 6 maggio 2020, di cui all'articolo 3, comma 1, lett. b) del D.M. 25 gennaio 2019 era stato prorogato al 30 settembre 2022 (sei mesi dal termine dello stato di emergenza da Covid-19 del 31 marzo 2022).
L'avvenuto adempimento agli adeguamenti previsti per gli edifici di civile abitazione esistenti al 6 maggio 2019 soggetti ai controlli di prevenzione incendi di cui al D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, deve essere comunicato al Comando dei vigili del fuoco all'atto della presentazione della attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio.

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Nella Gazzetta Ufficiale n. 251 del 26 ottobre 2021 è stato pubblicato il decreto del Ministro dell’interno 14 ottobre 2022 che stabilisce importanti modifiche alla normativa italiana sulla classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi.
In particolare è abrogata la classificazione italiana secondo il D.M. 26 giugno 1994 e rimangono valide le euroclassi di reazione al fuoco per i prodotti da costruzione.
Inoltre la normativa apporta modifiche alla sezione S.1 del Codice di prevenzione incendi.

Decreto 14 ottobre 2022:

Modifiche al decreto 26 giugno 1984, concernente «Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi», al decreto del 10 marzo 2005, concernente «Classi di reazione al fuoco per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali è prescritto il requisito della sicurezza in caso d’incendio» e al decreto 3 agosto 2015 recante «Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139».

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Il Decreto 1 settembre 2021 (più noto come “Decreto Controlli”) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 162 del 25 settembre 2021, dove è prevista la sua entrata in vigore un anno dopo la pubblicazione.

Tale Decreto, che definisce “i criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, delle attrezzature e degli altri sistemi di sicurezza antincendio”, prevede all’articolo 4 che gli operatori che effettuano le manutenzioni antincendio siano provvisti di opportuna qualificazione, che diventa così requisito obbligatorio su tutto il territorio nazionale.

La recente modifica introdotta con il decreto 15 settembre 2022 prevede (articolo 6) la proroga di un anno delle disposizioni inerenti la qualifica dei tecnici manutentori, già definite dall’articolo 4 del Decreto Controlli.
Pertanto le nuove procedure per la qualifica dei tecnici manutentori entreranno in vigore il 25 settembre 2023, data a partire dalla quale tutti i manutentori che intendono avvalersi dello status di tecnico manutentore qualificato dovranno seguire il percorso indicato dal Decreto 1 settembre 2021.

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